___Associazione Culturale "Compagnia Lo Spazio Vuoto"___


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Spettacoli



" Oltre ad insegnare nella scuola di recitazione "Lo spazio vuoto" il direttore artistico e gli insegnanti sono impegnati nella realizzazione degli spettacoli della compagnia"



LABORATORIO TEATRALE

saggio di primo anno

In questo pazzo pazzo mondo

Regia: Roberto Calabrese
Aiuto regia: Matteo Guerra
Testo: Improvvisazione
Luogo e data:
P.zza Falcone e Borsellino, Monterotondo (Rm) 6 maggio 2010
Auditorium O. Scardelletti Monterotondo (Rm) 28 maggio 2010


Gli allievi del laboratorio teatrale della Ass.Cult. "Compagnia Lo Spazio Vuoto", attraverso degli esercizi di improvvisazione, hanno creato delle maschere reali e irreali, che hanno fatto vivere sulla scena. I temi che sono stati toccati durante lo spettacolo variano dalle grandi domande sulla vita alle apparenti banalità del quotidiano.

"È fuori questione che costoro siano pazzi, così come il mondo comunemente intende. Forse il pazzo sono io che non riesco a vedere la pazzia in costoro, o forse sono pazzi loro che vedono me come normale o forse i pazzi siete voi che vedete come pazzi noi. La verità è che siamo tutti pazzi in questo pazzo pazzo mondo"



Le passioni infernali
Amore e tormento nell'opera di Dante

Regia: Roberto Calabrese
Aiuto regia: Matteo Guerra
Testo: tratto dalla "Divina Commedia" di Dante Alighieri


Attraverso i versi del "sommo poeta", è lo stesso Inferno a diventare luogo immaginario di incontro tra i giovani e la poesia, una poesia nuova che è tensione, vigore, amore e angoscia...in breve, passione.
Entrare in contatto con la poesia attraverso questo approccio introspettivo significa comprendere le "passioni" dantesche che caratterizzano la cantica sfruttando uno stimolo non meramente letterario quanto "viscerale": l'utilizzo scenico di una maschera "zanni", l'articolarsi di movimenti che simulano combattimenti tra demoni, l'accompagnamento di musiche tribali scandite dai ritmi del bongo, tutto ciò crea un impatto visivo che porta lo spettatore ad un coinvolgimento totale con la vicenda scenica. Ritmo e danza, sguardo e movimento, sono le fondamenta sulle quali è costruito l'impianto recitativo della poesia passionale contornata di canti disperati, che offre spazio ad angosce e paure
Il verso diventa ritmo, il ritmo diventa tensione, la tensione diventa passione. Ed è alla molteplicità delle passioni descritte nei canti dell'Inferno che l'attenzione viene posta. In questo susseguirsi di versi e di passioni, tutta la vicenda scenica non si esaurisce nello stato d'animo dei singoli attori che vi partecipano bensì si espande tra il pubblico in un globale coinvolgimento emotivo. L'inferno, quindi, non resta più un luogo immaginario ma si trasforma in un momento di concreto incontro tra spettatore e poesia, in un perfetto connubio tra letteratura e teatro.






Partitura per un sordo, un muto, un cieco


Regia: Roberto Calabrese
Aiuto regia: Matteo Guerra
Testo: Gianluca Riggi


Un sordo, un muto e un cieco si incontrano in una notte particolare, una notte che sembrerebbe non voler passare, decidono di trascorrere il loro tempo insieme, per comunicare tra di loro devono rimanere in tre, il muto è gli occhi del cieco, ma il sordo ne è la sua parola, allo stesso tempo il cieco ed il muto sono le orecchie del sordo.
Tre uomini, tre barboni, o semplicemente tre ragazzi, un incontro che diviene gioco fantastico, dove la fisicità dei tre interpreti raggiunge gli estremi dell'espressività al limite dell'acrobatica.
I tre affrontano la notte raccontando storie, ora umanissime, ora grottesche, ora poetiche, infine fantastiche e mirabolanti, il pubblico viene coinvolto nella narrazione, accompagna il muto nelle sue fisiche traduzioni, i voli pindarici e poetici del sordo fungono da collante al racconto scenico, il cieco si perde nel suo mondo.
Attraverso la menomazione di uno dei sensi necessari alla reciproca comunicazione i tre interpreti recuperano il senso vero della parola e del gesto, ma anche la capacità di stare soli e di comunicare con se stessi, le vicende del sordo, del muto, e del cieco divengono escatologica rappresentazione dell'uomo con Dio. Dio è sordo, o forse gli esseri umani non sono in grado di farsi ascoltare da lui. I tre amici divengono paradigma del rapporto dell'umano con il divino.
La messa in scena è asciutta, delle pedane in legno compongono la scena nuda, tutto è essenziale, è il corpo dell'attore che emerge e deve emergere, la sua espressività, tutto è affidato a lui, nella creazione di un linguaggio scenico nuovo ed appropriato alla narrazione, necessario. Lo spettatore è divertito e si diverte, ride, partecipa alla messa in scena, capita la struttura narrativa quasi vorrebbe sostituirsi agli attori, in modo particolare al muto, inventare nuove modalità per tradurre fisicamente le parole dei suoi due compagni di viaggio. Una notte poetica, che stringe nel suo buio il sordo che costringerà gli altri due ad un gioco e ad una comunicazione dagli esisti imprevedibili ed impreveduti. Lo spettacolo è rivolto ad adulti e ragazzi, ognuno può leggerlo con una differente chiave di lettura, i bambini si abbandoneranno alla narrazione mirabolante e fantastica di battaglie e duelli improbabili, gli adulti rammenteranno il mondo immaginifico della loro infanzia. Il finale sorprenderà tutti grandi e piccini, ad ognuno fornirà differenti suggestioni nelle chiavi della memoria. Uno spettacolo semplice ed immediato nella sua messa in scena e nella sua comunicazione.




La Collina

Regia: Roberto Calabrese
Aiuto regia: Matteo Guerra
Testo: Giorgio Specioso

La Collina è il luogo dell'Inganno. Se si vuol salva la pelle, bisognerà decidere di chi fidarsi. Un gioco al massacro dove niente è
quel che sembra e nessuno è quel che dice di essere.

 

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